Se sei triste, non preoccuparti

tristezzavoicedialoguevignoliCome viversi serenamente la tristezza? … Che bel paradosso eh?
Dopo le riflessioni della settimana scorsa sulla felicità, mi viene spontaneo far seguito con riflessioni sulla sua “antagonista”, la tristezza, una delle cosiddette emozioni negative. Negative, si sa, perchè ciò che si prova non è piacevole, il sapore è sgradevole, tuttavia... estremamente utile e significativo. La tristezza, al pari del dolore fisico quando ci si fa male, è infatti una spia che sta indicando qualcosa che non va; la tristezza è l’anima che sta suonando il suo campanellino d’allarme.


pink rose on empty swing 3656894 1280Ora, che cosa si fa quando la nostra pelle entra accidentalmente in contatto col fuoco?... O quando ci si ferisce in qualsivoglia altro modo?... Ci allontaniamo alla velocità della luce dalla sorgente del dolore e ci andiamo a prendere cura di noi. Più che scontato.
Eppure, quando questa cosa succede alla nostra anima, non facciamo lo stesso. Quando ci sentiamo tristi o arrabbiati, nella stragrande maggioranza dei casi cerchiamo una distrazione, anche perché questo è quello che spesso ci viene suggerito anche dall’esterno: “non ci pensare”; “vai a fare un giro”; “fai un bel sorriso”; “ascolta un po’ di musica”… Il che spesso equivale a lasciare la propria pelle sul fuoco, mentre ci si sforza di distrarsi e non pensare a quel che si sente.

Sforzarsi di stare bene, di pensare positivo ad ogni costo, come va tanto di moda ora, non fa che creare una gioia finta, edulcorata e patinata. Non farà andare via la tristezza, anzi. Perchè anche questa emozione fa parte dell'essere umani e non la si può prescindere. Sì, sto proprio dicendo che anche la tristezza ha un valore e doni da portare, se solo si vuole scoprirli.

tristezza 300x169Tutto questo è descritto magistralmente nel film Inside-out, ecco perchè il personaggio letterario della settimana non può che essere lei, Tristezza, la parte più sensibile e dolce di Riley. E' Tristezza che rende Riley capace di entrare in connessione con gli altri, di dare e ricevere e solo quando anche Gioia lo scoprirà, tutto sarà diverso...

Non sto dicendo che sia bene indugiare nella malinconia, impaludarsi e lamentarsi, sarebbe solo l’altra faccia della medaglia: piangere per quel che si prova, continuando a fuggire dal problema vero.

tea 381235 1280E allora? Allora sarebbe opportuno, quando si è tristi, fermarsi, ascoltarsi, sentire, comprendere i propri bisogni e cercare un modo per soddisfarli. Allontanarsi dal fuoco che ci ha bruciato e prendersi cura di sè. Ah! Quanto poco le nostre tradizioni ci educano a questo… Mi auguro che un giorno non troppo lontano diventi invece prassi diffusa.

In altre parole non temere le emozioni negative, al contrario prestare loro grande attenzione, perché esse non sono affatto dei mostri, ma dei messaggeri dell’anima che stanno cercando di dirci quello di cui abbiamo bisogno.
Sono innumerevoli i motivi per cui possiamo sentirci tristi e possiamo scoprirli solo se prestiamo attenzione a noi stessi ascoltandoci; una volta compreso il perchè sapremo che cosa fare per noi, a volte basta anche poco: magari sia ha solo bisogno di riposo o di un abbraccio che possiamo chiedere a chi ci ama.

Insomma fuggire dalla tristezza vuol dire fuggire da una parte preziosissima di sè, è perdere dei pezzi di sé per strada, allontanarsi dalle proprie esigenze, più o meno profonde, è è alimentare un circolo vizioso, che anziché diminuire il malessere, la farà aumentare o, peggio, crescere indisturbato senza che sul momento ce ne accorgiamo.

Dunque se siete tristi prendetevi per mano, come farebbe un adulto amorevole con un bambino.

Grazie per citare la fonte in caso di utilizzo. (Copyright ©2018-Federica Vignoli - Counselor Voice Dialogue)

Utilizzo i cookie per migliorare la funzionalità di questo sito e per garantirti un'esperienza di navigazione sempre ottimale. Se continui a visitare questo sito, acconsenti al loro utilizzo. Cookie policy.

Accetto i cookie da questo sito.