Vita di Lord Byron in Italia (Vie de Lord Byron en Italie)

Ci ho messo oltre vent’anni per riuscire a mettermi davanti a questa impresa. Era troppo grande, non remunerata, e io ero troppo travolta dalla mia vita, con tutte le sue difficoltà, per poterla intraprendere. Ma alla fine ce l’ho fatta, il mio intento non è mai venuto meno e il momento giusto è arrivato

Tutto è iniziato nei primi anni Duemila, a dire la verità molto prima, ma ancora non lo sapevo.

Dal 2002 al 2006 ho lavorato come catalogatrice presso la Biblioteca Classense di Ravenna, è qui che per la prima volta ho sentito parlare di Teresa Guiccioli in relazione a Lord Byron, ed è qui che per la prima volta ho appreso dell’esistenza del suo manoscritto, Vie de Lord Byron en Italie, conservato presso questa istituzione.

Ne fui da subito fortemente attratta, senza comprenderne bene il perchè, non era certo il primo manoscritto con cui venivo in contatto. Iniziai così da un lato a documentarmi sulla vicenda che portò Lord Byron a Ravenna e dall’altro a visionare l’opera.

Dopo il tempo necessario a familiarizzare con lo stile e la calligrafia, ho potuto iniziare a sentire la voce di Teresa. Era la voce di chi, da una posizione esclusiva, aveva infine deciso, per motivi ben specifici, di portare la sua versione dei fatti, una voce permeata di un’intensità, che si percepiva decisamente, seppur attraverso il vocabolario non così ampio di una lingua non sua. Le circa 1800 pagine sono infatti scritte in francese.

Teresa e Mylord, nonostante le circostanze remassero contro, ebbero una relazione profondamente significativa, vissuta sul filo della corda, con ogni possibile escamotage e fra un’innumerevole serie di avventure, disavventure e colpi di scena. Mi sembrava di leggere un romanzo, ma non era un romanzo, era realtà e ne rimasi rapita.

No, non è il racconto di una storia d’amore, la loro relazione pur se fortemente percepibile, rimane sullo sfondo. E’ la biografia degli anni italiani (1816-1823) di un grande poeta, narrata dalla persona che più di ogni altra gli è stata intima, sullo sfondo della cultura romantica e degli avvenimenti storici di quegli anni. Vi si ritrovano grandi personaggi come Madame de Stael o Goethe, per non parlare di Percy e Mary Shelley, amici prima di Byron e poi di Teresa stessa. I primi moti carbonari per l’indipendenza dell’Italia, l’egemonia austriaca, l’influsso del papato entrano nella quotidianità pervadendola e condizionandola.

Come avevo letto in alcune critiche potevo concordare che nel testo non vi fosse un grande valore letterario, ma non mi occorsero molte pagine per percepirne il grande valore storico e documentale. Rimasi molto colpita dal fatto che nessuno in Italia si fosse occupato di rendere pubblico quel lavoro, a cui per altro molti autori avevano attinto notizie a piene mani per le loro pubblicazioni. Così decisi che me ne sarei occupata io.

Solo nel gennaio del 2024 mi si sono finalmente create le condizioni giuste per portare avanti l’impegno, pur nei ritagli di tempo o sacrificando ore di sonno, ma con passione crescente perché la narrazione di Teresa è, nella sua freschezza e a tratti ingenuità, avvincente e soprattutto atipica all’interno degli scritti su Byron.

Nei quasi 20 anni precedenti non sono però rimasta inattiva, ho continuato a documentarmi e a raccogliere materiale utile. Mi sono serviti anche a comprendere il perché questa storia mi abbia attratto così tanto fin da subito, ma questo è un capitolo a parte.

Ed ora eccomi qui, anzi, eccoci qui. Ho trascritto e tradotto Teresa nel linguaggio di oggi. Come lei voleva, come era stato suo desiderio anche in punto di morte. Questa nobildonna ha trascorso gli ultimi anni della sua vita a incidere sulla carta chi era l’uomo che ha amato, nel tentativo di sottrarlo ai pregiudizi dei suoi detrattori.

Cara Teresa, i diffamatori probabilmente continueranno ad esserci, ma per me è veramente un grande onore aver dato voce alla tua voce.

Sono una di quelle persone che ama la carta, l’inchiostro, la scrittura, soprattutto quella nata da una penna immersa nel calamaio. Mi emoziona l’idea di leggere parole del passato scritte di pugno, che una voce oltrepassi il tempo.

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